“Le madri salvate” di Colombe Schneck. Si può vivere con un dolore inaccettabile?

978880621516GRALe madri salvate

di Colombe Schneck

Edizioni Einaudi

Titolo originale: La réparation

Traduzione di Margherita Botto

.

.

Ho approcciato il libro di C.Schneck con l’interesse che ho verso i libri che raccontano come gli ebrei hanno affrontato e subito la Shoah.                                                               Subito mi sono trovato immerso in una dimensione familiare con tante ramificazioni di parentele tra cui è stato facile perdere il filo. Anche la scrittura del testo così ricco di salti temporali e di frammenti di ricordi mi ha coinvolto, mi ha chiesto un diverso approccio al libro. La storia raccontata era diversa, almeno da quella che mi ero immaginato.

Una giovane donna del nostro tempo, madre con due figli, cerca di ricostruire la storia della sua famiglia e di capire il non detto, di darsi una spiegazione di tanto silenzio da parte della madre e della nonna. Un silenzio che è presente fisicamente come una porta chiusa, come un macigno che blocca il flusso della vita. Ma lei ha dei dubbi sul suo compito: può una donna del suo tempo capire e affrontare il non detto della sua famiglia, di sua nonna in particolare sulla Shoah e la loro famiglia?                                                                         Però c’è qualcosa che la spinge a preseguire comunque nella ricerca: “…Me ne convinco, non c’entro niente con quella storia. Ho mal di pancia, porto un peso di una tonnellata, ho commesso una colpa imperdonabile ma non so quale”.

E’ una storia di donne, di madri -tutte le donne del libro diventano madri- e poi anche di nonne. Solo Salomè rimane bambina e la protagonista non accetta, non capisce perchè. Come accettare che la piccola sia morta per mani assassine perchè altri vivessero, perchè altri figli nascessero?                                                                                            Forse solo accettando l’incertezza del futuro “… davanti a noi c’è una specie di nebbia, ma l’essenziale è che siano vivi, quindi sarò paziente”, si può continuare a vivere anche se i figli non ci sono più e si porta il dolore dentro di sè. E magari incontrare qualcuno che capisca questa sofferenza senza parole e possa condividerla, e così alleviarla.                Ma per altri vivere può significare continuare a morire ogni giorno, per una colpa non dichiarata, nascosta. E questo si percepisce intorno la nonna.                                           La protagonista incontrerà i due modi di vivere questa responsabilità; lei che ne ha vissuto un terzo -essere ebrea al giorno d’oggi- “mi dicevo : è troppo facile, porti sandali di capretto color bronzo, ti crogioli in storie d’amore impossibili, ti piace fare il bagno nel Mediterraneo, e pensi che una ragazza come te possa scrivere sulla Shoah?”.                                                                                                                                Tra le due strade la scelta mi appare chiara. Nell’epigrafe inserita da C.Schneck si legge “la vita di ognuno di noi non è un tentativo di amare. E’ l’unico tentativo” (tratto da Vita segreta di Pascal Quignard).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...