Triennale: Ugo Mulas e Luigi Ghirri. Perchè fare una fotografia non è solo premere un bottone. Per tutti.

Due imperdibili mostre:  Esposizioni e Viaggio in Italia.
L’opera fotografica di Ugo Mulas e il progetto fotografico di Luigi Ghirri al Palazzo della Triennale di Milano. Fino al 26 agosto.

Ho passato alcune ore in Triennale ad osservare e “ascoltare” le immagini di fotografi che non hanno bisogno della mia presentazione. Dopo la visita ci metto la firma -con ancora più gusto- sul fatto che  sono due mostre da non perdere. E poi avere la Triennale di Milano come ambientazione è uno spettacolo nello spettacolo. E proprio per i più indecisi ricordo che sono due mostre gratuite.                              Segnalo comunque che con un biglietto cumulativo a 10 euro, si possono vedere tutte le altre mostre a pagamento i cui biglietti fanno un totale molto superiore a 10.

La mostra su Ugo Mulas è dedicata allo sguardo che questo artista ha avuto -e che è cambiato nel tempo- sulla rappresentazione dell’arte, dell’opera artistica nella fotografia.    Si comincia con immagini del 1960 in cui Mulas non riprende l’opera d’arte, ma le persone che la guardano. E ci lascia immaginare dai loro visi l’effetto che avrebbe prodotto anche su di noi la stessa opera. Indubbiamente sono scatti che nel mondo di oggi sarebbero molto difficili da ripetere: tutti noi guarderemmo il fotografo!                                             Negli anni successivi Mulas sposta la sua attenzione sull’opera, conscio comunque che una cosa è fare, produrre un’oggetto, e altro è rappresentarlo in fotografia.                        Ci sono qui immagini -fra le altre- che sono tratte dalla sua presenza come fotografo alle edizioni degli anni ’60 alla Biennale di Venezia. E qui mi ha colpito vedere tanti artisti famosi ripresi al lavoro, ma non sulla loro opera, ma nell’allestimento dello stand. Ecco Alberto Giacometti che si trasporta da solo un basamento per una delle sue opere.

Le schede presenti sui larghi muri bianchi aiutano bene a capire come entrare in dialogo con l’opera di Ugo Mulas.

Ultima considerazione da fotografo: interessante vedere i provini virati dalla striscia del negativo della sua ultimo progetto rimasto incompleto. Anche Ugo Mulas per la dinamicità della ripresa in “luce” notturna aveva i suoi scatti troppo neri.

“Viaggio in Italia” -omaggio a Luigi Ghirri- è una mostra di tipo diverso. Questa esposizione ripropone il progetto del 1983-84 che coordinato da Luigi Ghirri portò una ventina di fotografi a girare l’Italia per catturare immagini di un’Italia secondaria, non quella dei monumenti e dei personaggi illustri. La mostra venne poi organizzata in prima assoluta a Bari nel 1984.                                                                                                            Leggendo queste parole mi sono venuti in mente quei libri fotografici che raccontano 24 ore di un giorno in Italia o in Europa o nel mondo. Ma niente di tutto questo, anche se probabilmente questi progetti fotografici sono i nipotini di quel grande progetto di Luigi Ghirri. Progetto che viene ben spiegato dal film che è visibile nella mostra e che venne girato venti anni dopo con le interviste ad alcuni dei fotografi coinvolti (e giusto per ricordarne qualcuno: Basilico, Barbieri, Castella, Chiaramonte, Garzia, Guidi, Jodice, Ventura ).                                             Il film è da non perdere anche se   l’audio è modesto anche per la situazione logistica. Il film si vede in “open space” al centro della sala. A proposito, il film può essere comprato in dvd presso la libreria, ops… Bookshop, della Triennale. Dura 60 minuti e rivederlo sul pc è cosa buona.                           Nel film è chiaramente raccontato come lo spirito del progetto non era di illustrare un viaggio in Italia, ma attraverso l’Italia e, utilizzando temi guida, di mettere a fuoco i non-luoghi, cioè quegli spazi, quei luoghi che non hanno l’onore della cronoca, ma che sono importanti lo stesso. Importanti perche sono i nostri luoghi, dove viviamo, le nostra case, le nostre strade, il paesaggio che ci circonda. E’ quindi una mostra a più voci, ma il filo conduttore venne tenuto in mano con maestria da Luigi Ghirri.

Mia annotazione finale: molte immagini delle due mostre sono in Bianco&Nero. Che luce, che vitalità in quei due colori!

Le foto nell’articolo sono mie.

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